Perché il bonus da 1500 euro per il cashback non ha funzionato e non va pagato

Perché il bonus da 1500 euro per il cashback non ha funzionato e non va pagato

Abbiamo intervistato Ottavio Golani, futurologo e divulgatore che per anni ha lavorato negli Stati Uniti in importanti aziende del settore dell’innovazione e FinTech e abbiamo chiesto a lui un parere sull’iniziativa “cashback”.

D: Golani, cosa ne pensa dell’iniziativa cashback che il Governo Conte bis ha varato qualche mese fa.

R: Si tratta di una importante iniziativa che cerca di incentivare l’utilizzo dei sistemi di pagamento elettronico (e quindi tracciabili) ma la strada per la riduzione del contante e del cosiddetto “nero” purtroppo non è il cashback e lo dimostrano i fatti.

D: Ci spieghi meglio, perché secondo lei non è la strada giusta?

R: Tra 10 anni i contanti saranno ridotti al minimo nei paesi occidentali a prescindere da queste iniziative ed è una evoluzione naturale grazie al cambiamento culturale, alle app di pagamento, all’aumento dei sistemi “prepagati” (ormai a costo zero) ma ci sono due problemi da superare: il primo è che è necessario abbattere le commissioni per gli esercenti nei micro importi (sotto i 10/15 euro) il secondo è culturale: dobbiamo abbattere i costi dell’IVA su tutte quelle transazioni che tipicamente sono oggetto di “transazioni” non registrate come ad esempio l’artigiano in casa o il meccanico di fiducia. Nell’edilizia ad esempio ben ha funzionato il meccanismo dei bonus fiscali, a nessuno conviene ristrutturare “a nero” un appartamento visto che si riesce a recuperare almeno il 50% delle spese sostenute e documentate.

D: ma cosa non ha funzionato nel super cash back da 1500 euro previsto per i primi 100.000 assidui utilizzatori di sistemi di pagamento.

R: E’ stata da subito una corsa a totalizzare transazioni: c’è chi si è comprato un POS, chi ha iniziato a far benzina o la spesa frammentata (per accumulare più “punti”), i virtuosi che utilizzavano la carta regolarmente erano in classifica ma sempre sotto ai “furbetti” e negli ultimi giorni c’è stata una impennata di transazioni (anche 40/50 al giorno!) che ha escluso chi davvero utilizzava regolarmente la carta in maniera “corretta”.

D: ma perché secondo lei l’operazione non è servita a ridurre il cd “nero”?

R: Assolutamente no! Le transazioni fatte per raggiungere le vette delle classifiche sono state fatte presso supermercati e benzinai dove è impossibile fare “nero”: sono aumentate le file nei supermercati e alle pompe di benzina, è aumentato l’uso della carta copiativa (inquinante) tipicamente utilizzata per gli scontrini quindi solo danni e nessun vantaggio. Inoltre gli ultimi giorni di giugno sono stata una rincorsa alla vetta poco seria (transazioni medie di poco più di 1 euro) che ha escluso i veri virtuosi della moneta digitale.

D: secondo lei il super premio non andrebbe pagato?

R: Assolutamente no, si tratta di soldi che andrebbero destinati a questioni ben più importanti come il supporto alle famiglie o alle realtà più fragili, a chi ha perso il lavoro in questi mesi. Non è il momento di dare premi (che peraltro non hanno portato nessun vantaggio) ma di aiutare chi davvero ne ha bisogno, c’è in corso una pandemia globale.

D: Ma ormai il cashback era stato promesso ai cittadini

R: Penso si tratti di un sacrificio che tutti saranno disposti ad accettare vista la situazione che stiamo vivendo e comunque basta applicare un algoritmo sulla lista dei 100.000 per verificare che i pagamenti sono stati fatti quasi tutti presso supermercati e benzinai che c’è stata una impennata negli ultimi 5/10 giorni per decretare il fallimento di questa iniziativa che si basa su una buona idea ma è ancora tutta da costruire per raggiungere il vero obiettivo: la riduzione delle transazioni non tracciabili e non regolari.

Redazione