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AI Economy di Jacopo Paoletti: un’opera diversa che parla a economisti, imprenditori, policymaker, giuristi e filosofi

In un panorama editoriale saturo di riflessioni sull’intelligenza artificiale, AI Economy di Jacopo Paoletti si impone come un’opera radicalmente diversa che riesce a parlare contemporaneamente a economisti, imprenditori, policymaker, giuristi e filosofi. Ci riesce perché non tenta di ridurre la complessità, ma di renderla leggibile, senza mai banalizzarla. E, nel farlo, restituisce al pensiero economico quella dimensione umanistica che la corsa alla tecnologia sembrava aver smarrito.

L’originalità di pensiero – in questo testo che ridefinisce i confini della stessa economia, trasformandola da scienza dello scambio a scienza dell’anticipazione – spicca agli occhi del lettore sin dalle prime battute, che chiariscono: Un errore semantico sottile ma cruciale è chiamarla ancora “intelligenza artificiale”. L’attuale fase storica non riguarda più la simulazione dell’intelligenza in senso umano, ma l’instaurazione di una nuova logica operativa: l’intelligenza algoritmica. Questa non imita l’umano, ma lo riscrive. È un’intelligenza che non pensa, ma calcola; non interpreta, ma ottimizza; non racconta, ma prevede.

Il libro è organizzato in cinque parti che seguono una progressione logica e crescente. Dai Fondamenti dell’AI e dell’economia, si passa all’Impatto macroeconomico e poi microeconomico dell’intelligenza artificiale, fino alle Sfide e opportunità e alle Prospettive future. Ogni sezione è attraversata da decine di contributi originali di esperti, accademici, manager e innovatori: da Stefano Quintarelli (che firma una prefazione densa di avvertimenti geopolitici e industriali) a Oreste Pollicino, giurista che chiude il volume con un saggio sulla libertà nell’epoca della sorveglianza algoritmica.

Dato interessante, i nomi dei più di 70 firmatari dei contributi sono di esperti italiani.

L’effetto è quello di una coralità che non disperde ma amplifica la voce dell’autore, rendendo AI Economy un’opera collettiva nel senso più nobile del termine: una mappa della complessità, in cui discipline e linguaggi convergono per descrivere un’unica, vertiginosa trasformazione.

È un viaggio che coniuga osservazione empirica e visione filosofica, dove ogni capitolo costruisce un tassello di una nuova economia cognitiva globale.

Seguiamo Paoletti in alcuni passaggi-chiave: è necessario compiere un ulteriore passo: de-antropomorfizzare la nozione stessa di intelligenza. Se nel pensiero classico l’intelligenza era prerogativa dell’uomo razionale – da Aristotele a Cartesio – l’AI obbliga a un ripensamento in chiave ecologica e funzionale. […] Da questo punto di vista, l’AI non è meno intelligente perché non è umana; è diversamente intelligente.

E ancora: Secondo una ricerca del MIT Sloan School of Management, l’AI è più propensa a completare piuttosto che sostituire i lavoratori umani, evidenziando come la collaborazione uomo-macchina possa migliorare le prestazioni lavorative. Questa prospettiva è meglio catturata dal concetto di “intelligenza aumentata” (augmented intelligence) piuttosto che di mera “intelligenza artificiale”.

Ciò che rende AI Economy una lettura fondamentale per gli addetti ai lavori è il suo equilibrio. Paoletti non nasconde le ombre: dedica pagine dense e necessarie ai rischi della “colonialità digitale”, alla frammentazione normativa globale e all’impatto ambientale (il “Codice Verde”) dell’addestramento dei modelli, temi spesso colpevolmente ignorati nei testi business-oriented.

È un testo denso, che richiede un’attenzione attiva, ma che ripaga il lettore con una moneta preziosa: la consapevolezza. Per chi fa impresa oggi, per chi si occupa di policy making, o semplicemente per chi vuole capire perché il mondo sta cambiando velocità sotto i nostri piedi, questo è un libro necessario.

E contiene un appello alla classe dirigente italiana: smettete di cercare nell’IA l’oracolo che prende decisioni al posto vostro; usatela per liberare spazio cognitivo e tornare a fare strategia.

È un invito a passare dal “dominio” sulla tecnologia alla “sintonia” con essa.

Quando è nato Internet – scrive Andrea Ronchetti – nessuno immaginava l’e-commerce. Quando è nato l’e-commerce, nessuno immaginava i social. Ora che nasce l’AI, nessuno ha idea di che cosa sarà davvero un’azienda costruita intorno a un team di agenti intelligenti. Ma questo non importa. Perché non serve capire tutto prima per essere parte della rivoluzione. Serve solo una cosa: crederci abbastanza da cominciare.

Ma non si può cominciare senza conoscenza e formazione. Decise, in questo senso, le parole di Oreste Pollicino in Postfazione: Troppo spesso si confonde la formazione con un obbligo burocratico, simile a tanti altri. Ma nel campo dell’AI, la formazione non è un orpello, è l’unico strumento per evitare la frattura culturale tra chi sviluppa la tecnologia e chi la deve governare o utilizzare. […] Serve un linguaggio comune, serve una alfabetizzazione diffusa.

E, dunque, iniziamo dai buoni libri.

Jacopo Paoletti ha studiato economia digitale e ingegneria informatica, e da oltre vent’anni lavora con le più grandi imprese, all’incrocio tra marketing, comunicazione e tecnologia. Manager e imprenditore, in Italia è anche fra i pionieri nelle applicazioni di intelligenza artificiale per le aziende. È fondatore di Exegesis, una holding che sostiene l’innovazione attraverso startup e PMI.

Riferimenti

https://www.francoangeli.it/Libro/AI-Economy?Id=29815