Mentre ci avviciniamo alla tanto attesa distribuzione in sala, l’attenzione del cinema documentario d’autore si rivolge a Cuba. Lazaro y Maritza , il nuovo progetto del regista bolognese Manuel Rossi, si preannuncia come uno spaccato intimo e doloroso di una nazione in bilico. Sullo sfondo di una Cuba in frantumi, l’opera racconta la lotta di una coppia per la propria sopravvivenza, sia sentimentale che individuale. Nel loro complesso rapporto a due si specchia l’intero destino di un popolo, costantemente sospeso tra la disperata spinta all’emigrazione e un viscerale senso di appartenenza.
Una crisi domestica specchio di una nazione L’azione si svolge nel Barrio Santa Fé de Guanabacoa, situato nell’estrema periferia dell’Avana. Qui vivono i due cinquantenni protagonisti, lontani dagli itinerari da cartolina. Lazaro si guadagna da vivere come tassista abusivo, attendendo i suoi passeggeri ogni mattina nella popolosa piazzetta di Bahia. Maritza, invece, ha recentemente lasciato un impiego ventennale presso una galleria d’arte governativa per potersi prendere cura della suocera malata e non autosufficiente, Mau. La donna si è trasferita a casa loro in seguito all’emigrazione del fratello di Lazaro in Brasile.
Le difficoltà familiari e la disperata situazione economica del Paese spingono Maritza a desiderare l’espatrio. Lazaro, al contrario, pur avendo già conosciuto le realtà di Germania e Brasile, rifiuta l’idea di abbandonare la sua terra e la sua gente. Il documentario segue da vicino l’evolversi di questa tensione. Maritza tenta di fuggire organizzando un viaggio in Brasile, offrendosi di accompagnare la suocera. Tuttavia, l’intricato iter burocratico imposto dal regime rallenta il processo, e nel frattempo l’anziana madre di Lazaro muore. Scoperto il piano, Lazaro vive nel terrore quotidiano di rientrare a casa e non trovare più la moglie.
Convinto che con la morte di Raul Castro e l’ipotetica fine della “Revolucion” lo scenario politico sia destinato a cambiare, l’uomo cerca di trattenere Maritza assecondando la sua passione per la cucina. Decide così di trasformare la stanza della defunta madre in un ostello per turisti. Ma la realtà cubana si dimostra implacabile: l’economia è al collasso, il costo del carburante subisce rincari del 500% e mancano costantemente sia il gas che l’energia elettrica per il quartiere. Un ennesimo blackout che rovina la festa di compleanno di Maritza diventa la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, spingendola a fuggire dalla sorella a Camaguey, nella provincia orientale. Qui, rivolgendosi a un rito santero, chiede al cielo l’aiuto necessario per fuggire definitivamente dall’isola.
Un “laboratorio” cinematografico di autorappresentazione L’approccio di Manuel Rossi al progetto è il frutto di un lungo percorso di osservazione. Il regista ha conosciuto Lazaro nel 2014, in veste di guida turistica, venendo subito accolto in casa sua. Se l’intento iniziale era quello di narrare l’Avana esclusivamente attraverso la prospettiva del tassista abusivo, vivendone la quotidianità Rossi ha compreso l’urgenza di includere lo sguardo di Maritza e di porre l’attenzione sulle dinamiche di coppia. Il risultato è un’indagine su una società afflitta non solo dalla crisi materiale, ma anche da una persistente mancanza di affettività, causata dal bisogno di sacrificare le relazioni in nome dell’economia familiare.
Rossi, già co-regista nel 2023 dell’apprezzato La Grande Signora , ha unito la sua esperienza formativa tra set e mondo del broadcast a una spiccata sensibilità personale. Bolognese di nascita ma fortemente legato alle sue origini molisane, ha trovato in questa storia cubana un’eco ai temi di emigrazione e spopolamento che hanno segnato il suo territorio d’origine. Questa connessione ha spinto il suo interesse verso i turbamenti interiori delle famiglie costrette a separarsi.
Lontano dagli stereotipi dominati da “turisti, spiagge e mojito” , il regista ha instaurato un rapporto di straordinaria autenticità con gli abitanti del barrio. Grazie a uno stile diretto e leggero, la macchina da presa si è integrata perfettamente nella vita della famiglia, creando un vero e proprio “laboratorio cinematografico di autorappresentazione”, dove non mancano consigli interni su come inquadrare o esporre le emozioni.
Il percorso produttivo del film si sta avviando con successo verso il traguardo. Le riprese sull’isola si sono ufficialmente concluse nel dicembre 2025. La complessa fase di post-produzione, inaugurata a gennaio di quest’anno, è quasi terminata.
Instagram: https://www.instagram.com/lazaroymaritzadoc?igsh=czY4b2Y2MnFkNjRw

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