LE ICONS DI ANDY WARHOL ILLUMINANO LA TOSCANA

LE ICONS DI ANDY WARHOL ILLUMINANO LA TOSCANA

Al PULP di Pontedera la mostra dedicata al celebre artista. 

ANDY WARHOL. ICONS! al PALP Palazzo Pretorio di Pontedera, dove dal 10 novembre 2021 al 20 marzo 2022 è possibile visitare la mostra realizzata con il patrocinio della Regione Toscana e curata da Nicolas Ballario e Edoardo Falcioni. Si parla di 141 opere in esposizione e cinque sezioni tematiche (Fame; Daily; Still life; World’s Life; Music) attraverso cui immergersi nella parabola artistica di colui che è definito il poeta del “pop”! 

Controverso ed eccentrico, dalla creatività poliedrica e dalla personalità imperscrutabile irradiata da una carriera sfavillante: Andy Warhol è tutto questo ed ancora di più! Il narratore di un’epoca che “democraticizza” i consumi

Il comunicatore perfetto, il precursore del potere social, possiamo azzardare, che affida alle immagini la celebre premonizione secondo la quale “In the future, everyone will be famous for 15 minutes”. 

È difficile pensare che esista qualcuno che non si sia mai imbattuto in una delle “Icons” di Warhol: che si tratti dell’ammiccante volto di Marilyn Monroe o della famosa lattina della Campbell’s Soup (1968) o ancora dell’ambigua banana sul disco dei The Velvet Underground & Nico chiunque, prima o poi, è più che probabilmente destinato a ritrovarsi vis a vis con una di esse! 

Colori brillanti su oggetti o volti rappresentati da linee nettamente definite… l’impatto è immediato insieme ad una sensazione di rassicurante euforia dinanzi a qualcosa o qualcuno che conosciamo bene…bersaglio colpito! 

Non per niente Andy, tiratore scelto di una delle correnti artistiche più interessanti del ventesimo secolo, è uno dei nomi più acclamati della Pop Art statunitense! Personaggio di eccezionale talento, esprime nelle discipline più disparate il suo inarrestabile estro, diventando punto di riferimento per numerose celebrità che ne popolano l’immaginario fin da quando è un bambino allontanato dai suoi coetanei a causa di una malattia della pelle. 

Così abbiamo il Warhol pittore, scultore, fotografo, cineasta, produttore di gruppi musicali, accogliente “padrone di casa” di The Factory (ex fabbrica di Manhattan che trasforma in luogo d’arte)…finanche a creatore insieme a John Wilcock e Gerard Malanga, di “Interview“, periodico patinato dove per mezzo secolo, attori e stilisti americani conquistano pagine di interviste informali di Andy condite da piccole curiosità quotidiane regalate al lettore. 

Non per nulla quando si parla di Warhol è istintivo pensare alla moda, ad un mondo glitterato e desiderabile dove l’artista si erge a personaggio pubblico per eccellenza, egregiamente incastonato nel sentimento più ordinario e borghese del periodo ed i cui fondamenti estetici, divengono protagonisti di una inarrestabile narrazione. Nella cornice di un’America dove prevale un’identità di massa, gli oggetti della quotidianità proposti non vogliono essere null’altro di ciò che rappresentano nell’immediatezza con cui vengono percepiti

La scelta di riprodurre la realtà che lo circonda nella maniera più fredda e distaccata possibile o, come egli stesso dice durante un’intervista, riprodurre“ciò che si vede ogni giorno”, evidenzia il suo enorme interesse nei confronti della contemporaneità e di quei nuovi mezzi di comunicazione in grado di trasformare persone o cose in simboli di adorazione collettiva: “icone”, appunto! 

Marchi, oggetti, volti che attraverso la tecnica della serigrafia e la conseguente ripetitività delle immagini assumono quella universalità e quel significato condiviso propri dell’era in cui Warhol opera. 

Icone rese erotiche, affascinanti, glamour, ironiche, affidate al desiderio voyeuristico di un pubblico pronto ad idolatrarle. 

Warhol aveva compreso come i mass media e le immagini da essi veicolate avessero un ruolo prioritario nella trasformazione della nostra società. 

Un punto di vista assolutamente attuale in una produzione giunta a noi permeata da una misteriosa impersonalità che ha condotto l’artista ad assurgere perfino se stesso ad icona

Un’esperienza da non perdere, dunque, quella della mostra di Pontedera…un biglietto di sola andata attraverso una storia che si interseca perfettamente con il sentiment dei nostri giorni…e che nonostante il sarcasmo di Warhol che lo portava a definirsi “una persona profondamente superficiale”, conduce a riflessioni molto profonde sul futuro. 

Articolo di Monia Strazzeri.

Redazione

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