HSI chiede la chiusura degli allevamenti da pelliccia

HSI chiede la chiusura degli allevamenti da pelliccia

HSI chiede la chiusura definitiva degli allevamenti da pelliccia. Nel frattempo, chiude Kopenhagen Fur, la più grande casa d’aste di pellicce al mondo; mentre il rapporto UE avverte che il Covid-19 mutato nei visoni potrebbe rendere i vaccini inefficaci

Kopenhagen Fur, la più grande casa d’aste di pellicce al mondo, chiuderà i battenti entro i prossimi due o tre anni. Ciò potrebbe segnare l’inizio della fine del commercio mondiale di pellicce. Gran parte delle pellicce a livello mondiale vengono commerciate da una manciata di case d’asta. Fondata nel 1930, Kopenhagen Fur funge da intermediario per le pelli animali prodotte in Danimarca e in tutto il mondo. Tra le quali anche quelle di volpe, cincillà e karakul. Poche ore prima, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha pubblicato il suo nuovo rapporto Rapid Risk Assessment: Detection of new SARS-CoV-2 variants related to mink. Evidenziando così le potenziali implicazioni che l’evoluzione del virus nel visone comporta per la diagnosi, il trattamento e lo sviluppo di vaccini al Covid-19, nonché per l’efficacia di futuri vaccini.

“Il rapporto dell’ECDC e l’annuncio di Kopenhagen Fur segnalano l’inizio della fine del commercio mondiale di pellicce. Gli allevamenti di animali da pelliccia non sono solo la causa di immense e inutili sofferenze per gli animali. Ma sono anche fabbriche di virus in grado di produrre mutazioni di COVID-19 e persino di minare il progresso medico. Il rapporto dell’ECDC dovrebbe essere un campanello d’allarme per i Paesi che ancora allevano i visoni e non li stanno testando sistematicamente; devono agire urgentemente”. Questo ha dichiarato Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali per Humane Society International – Europe (HSI).

“Di fronte ad una situazione di avversione pubblica per le pellicce, quali prodotti non etici e anacronistici, i Paesi che permettono l’allevamento di animali da pelliccia non possono più giustificare un’industria che minaccia la salute pubblica. E costa inoltre miliardi in fondi pubblici necessari per la gestione della biosicurezza e per risarcire gli allevatori a seguito degli abbattimenti dei loro animali. Non possiamo semplicemente aspettare che emerga la prossima pandemia. I Governi devono porre fine al crudele e pericoloso commercio di pellicce. Sostenendo ovviamente gli allevatori nella transizione ad attività più umane, sicure ed economicamente sostenibili. Non ci sarebbe mai stato un lieto fine per i 60 milioni di visoni sfruttati ogni anno per la loro pelliccia; smettere di allevarli è il modo migliore per evitare loro future sofferenze”. Così prosegue Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali per HSI.

La casa d’aste Kopenhagen Fur è una società cooperativa di proprietà di 1.500 allevatori danesi. La scomparsa di questo broker di rilevanza mondiale avrà presumibilmente un impatto anche sui produttori di altri paesi europei e non solo. Nel 2018-2019 Kopenhagen Fur ha fatto da tramite per la vendita di 24,8 milioni di pellicce di visone.

“Stiamo assistendo a un calo significativo dei prezzi delle pellicce e ad un aumento dell’invenduto. Ci aspettiamo un’ulteriore decrescita della domanda di pellicce a causa dei focolai di Covid-19 negli allevamenti in tutto il mondo. Focolai che stanno allarmando molti Governi e mettendo in ginocchio il settore”. In tal modo si è espressa Martina Pluda, Direttrice per l’Italia di Humane Society International (HSI).

“Dopo il primo caso accertato anche in Italia è ora che il Governo italiano si assuma la sua parte di responsabilità. Nell’interesse sia degli animali che della salute pubblica. l’Italia può e deve essere parte della soluzione del problema. Permettendo l’allevamento di visoni, stiamo contribuendo all’immensa sofferenza di decine di migliaia di animali ogni anno. Oltre ad offrire l’ambiente ideale per lo sviluppo e la diffusone di agenti patogeni virali. Siamo il fanalino di coda in Europa, mentre molti paesi come l’Austria, la Slovenia, il Regno Unito hanno vietato gli allevamenti di animali da pelliccia. Invece molti altri, ad esempio la Germania, li stanno eliminando gradualmente”. Ha concluso Martina Pluda, Direttrice per l’Italia di HSI.

Il rapporto dell’ECDC

Il rapporto dell’ECDC fa riferimento alla necessità di analizzare la nuova variante “cluster 5”, creata dai visoni negli allevamenti. Per valutare se possa alterare il rischio di reinfezione o impattare l’efficacia del vaccino o della terapia al plasma. Sottolinea inoltre che “la trasmissione continua di SARS-CoV-2 negli allevamenti di visoni può eventualmente risultare in altre varianti preoccupanti”.

Risultati chiave del rapporto dell’ECDC:

  • Il livello di rischio per la salute umana rappresentato dalle varianti di SARS-CoV-2 correlate al visone è basso per la popolazione generale, ma da moderato ad alto per gli individui vulnerabili che vivono in aree con un’alta concentrazione di allevamenti di animali da pelliccia. Il rischio è moderato per coloro che lavorano con il visone e molto alto per gli individui con esposizione legata alla professione esercitata, come gli allevatori di pellicce.
  • Le autorità nazionali competenti devono adottare una serie di misure per ridurre il rischio sanitario per coloro che lavorano con i visoni e le comunità in cui sono situati gli allevamenti, compresi test sistematici, rilevamento immediato del contatto, isolamento e quarantena se i casi umani sono legati a un allevamento di visoni; misure di prevenzione e controllo delle infezioni per lavoratori e visitatori degli allevamenti; monitoraggio e sorveglianza degli allevamenti di visoni.

Fonte immagine: Comunicato Stampa HSI

Michele Mattei

Nato a Tivoli nel 1994, dopo il diploma di maturità scientifica si è laureato in Comunicazione Pubblica e d’Impresa presso la facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università di Roma La Sapienza. Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo presso lo stesso dipartimento.