IMPIANTI DI DIGESTIONE ANAEROBICA IN VIA CASAL SELCE E CESANO: LO STUDIO

IMPIANTI DI DIGESTIONE ANAEROBICA IN VIA CASAL SELCE E CESANO: LO STUDIO

IMPIANTI DI DIGESTIONE: COSA STA ACCADENDO A ROMA?

A Roma, per tentare di superare la grave situazione rifiuti è stata prevista, dall’amministrazione capitolina, la realizzazione di un biodigestore in zona Casal Selce. I cittadini della zona, da circa due mesi, attendono una risposta alla loro proposta, alternativa al biodigestore. L’Assessore capitolino Alfonsi aveva chiesto di formulare una proposta alternativa per un impianto di trattamento rifiuti nel quartiere di Casal Selce e loro, prontamente, hanno presentato una valida alternativa, proponendo, per il territorio, un impianto per il trattamento del vetro dichiarano i comitati.

Il Consigliere Giovagnorio si era anche fatto portavoce del malcontento dei cittadini, quando, in occasione di una visita dell’Assessore Alfonsi sul territorio, l’aveva incalzata sul tema senza però ricevere alcuna risposta.

CENNI NORMATIVI
Il nuovo ciclo dei rifiuti nell’economia circolare parte dalla fase della riprogettazione di beni e prodotti, prevede la prevenzione/riduzione dei rifiuti, passa dalla preparazione al riutilizzo e finisce alla fase del riciclo dei materiali differenziati. Queste ultime due fasi sono incluse nel nuovo concetto di “recupero di materia”, che prescinde quindi da quelle definite come “altre forme di recupero” come il recupero di energia. Tale concetto è stato inserito nel nuovo testo unico ambiente D. Lgs. 152/2006 e smi nell’articolo 183 comma t-bis, a seguito del recepimento della Direttiva 851/2018, che recita:
“art. 183 comma t-bis) “recupero di materia”: qualsiasi operazione di recupero diversa dal recupero di energia e dal ritrattamento per ottenere materiali da utilizzare quali combustibili o altri mezzi per produrre energia. Esso comprende, tra l’altro la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e il riempimento.”
È evidente in questo che la rappresentazione della vera “circolarità” dei processi previsti dipende dalla conservazione della materia e del suo contenuto energetico, mentre sono fuori da questo processo sia l’utilizzazione della materia come combustibile da incenerire che l’estrazione di combustibili liquidi o gassosi attraverso processi termici con conseguente distruzione della materia al pari dei processi di smaltimento finale.

La nuova formulazione dell’articolo 220 del D.Lgs 152/2006, recentemente modificato dal D.Lgs 116/2020, al punto 6 ter recita: “le quantità di materiali di rifiuto che hanno cessato di essere rifiuti prima di essere sottoposti ad ulteriore trattamento possono essere computati come riciclati a condizione che tali materiali siano destinati all’ottenimento di prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. I materiali di cui è cessata la qualifica di rifiuti da utilizzare come combustibili o altri mezzi per produrre energia, o da incenerire, o da utilizzare in riempimenti o smaltiti in discarica, non sono computati ai fini del conseguimento degli obiettivi di riciclaggio”.

La gestione dei rifiuti per essere efficiente, ed efficace ai fini della riduzione delle emissioni in atmosfera, deve rispondere in pieno al principio di “prossimità” o di “autosufficienza territoriale” che prevede che il rifiuto debba essere trattato in impianti ubicati vicino ai luoghi di produzione degli stessi.

Peraltro tale principio viene ripreso nel Deliberazione del Consiglio Regionale del 5 agosto 2020 n. 4 (pubblicata sul BUR n. 118 – supplemento n.1 – del 22.08.2020) “PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO” (PRGR) che prescrive (pag 342) che “nella localizzazione dei nuovi impianti di ciascun ATO è necessario garantire un criterio di omogeneità territoriale, in modo da non determinare carichi ambientali laddove la capacità di trattamento degli impianti soddisfa il fabbisogno dell’intera ATO”. Il PRGR introduce per i rifiuti urbani i seguenti aspetti:
a) quadro conoscitivo della gestione dei rifiuti urbani in ambito regionale, con ricostruzione della situazione attuale e stima dei flussi nel periodo 2019 – 2027;
b) programma di prevenzione della produzione dei rifiuti urbani, con determinazione di obiettivi di riduzione regionali e per ambito territoriale ottimale;
c) programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili;
d) dimensionamento quantitativo del Piano e valutazione del fabbisogno impiantistico, con una valutazione del tasso di riciclo rispetto al tasso di raccolta, con lo scopo di perseguire l’autosufficienza regionale;
e) valutazione dei diversi scenari gestionali e impiantistici e della possibilità di ottimizzare il sistema intervenendo sui modelli di raccolta in essere e su revamping impiantistici con lo scopo di massimizzare la valorizzazione e il riciclo; (nel Comune di Roma gli impianti di riciclo sono quasi inesistenti)
f) valutazione degli effetti dei diversi scenari proposti anche utilizzando la metodologia Life Cycle Assessment (LCA), con in aggiunta una stima dei costi e dei ricavi per ciascuno di essi;
g) individuazione delle strategie per aumentare l’efficienza delle raccolte differenziate e la valorizzazione dei materiali raccolti e definizione di strumenti di governance e incentivanti per l’attuazione del Piano, come ad esempio tariffazione puntuale o l’adozione di diversi criteri di assimilazione; Roma Capitale siamo circa al 43%, peraltro con forte presenza di contaminazione da “frazioni estranee” sia nei materiali inorganici che in quelli organici, con la conseguenza di non essere ancora in grado di essere “autosufficienti” né sul trattamento dei rifiuti indifferenziati né tantomeno di quelli differenziati. Ricordiamoci che il PRGR nell’individuazione dello scenario definitivo di Piano, obbliga (COME OBBIETTIVO SPECIFICO) entro il 2025 il raggiungimento della percentuale annua di raccolta differenziata al 70%, e che tale obbiettivo dovrà realizzarsi impegnando maggiori risorse sul fronte della raccolta differenziata domiciliare ) (pag. 229)
h) approfondimento su alcune tipologie di rifiuto urbano particolarmente importanti per il contesto laziale per la loro quantità o tipologia;
i) individuazione dei criteri per identificare le aree idonee e non idonee per la localizzazione delle diverse tipologie di impianto di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Sempre il PRGR negli Obbiettivi Specifici prescrive che “per il raggiungimento dell’autosufficienza gestionale, La Regione destina specifiche risorse pluriennali in favor dei Comuni per la costruzione di piccoli impianti di prossimità, con particolare riferimento a quelli che trattano la frazione organica derivante dalla raccolta differenziata dello scarto alimentare”. Roma Capitale attualmente non ne ha previsto nessuno.

Peraltro per quanto riguarda i siti inquinati aggiunge:
a) redazione del Piano di bonifica dei siti inquinati, attraverso la ricostruzione del quadro conoscitivo attuale e la definizione delle priorità di intervento regionali per la messa in sicurezza dei territori, con relativa stima degli oneri finanziari, delle modalità di intervento e di eventuale smaltimento dei materiali da asportare.


A oggi, a detta dei comitati, sul sito della vecchia raffineria sita in via di Malagrotta non è stato presentato un progetto di bonifica e/o recupero.

Questi principi vengono rispettati laddove vengono progettati impianti di trattamento compatibili con la salute pubblica, specie in aree in cui la qualità dell’aria è già estremamente compromessa da polveri e particolati ultrasottili, particolarmente nelle aree adiacenti a Malagrotta come via Casal Selce, Casalotti, Massimina, valle Galeria, dove ancora oggi si subiscono le conseguenze ambientali in termini di malattie croniche e degenerative per la presenza della discarica più grande d’Europa e impianti industriali affini. Al tal fine dovranno essere esclusi tutti i processi tecnologici termici di trattamento dei rifiuti, privilegiando esclusivamente quelli a zero emissioni tossiche.
Inoltre il rispetto del principio di prossimità si esplica attraverso la previsione di impianti con capacità di trattamento in linea con le quantità di rifiuti prodotti nei luoghi di produzione “prossimi”, cioè a scala Municipale, in ambiti ottimali minimi di centomila abitanti e non superiori a circa duecentomila abitanti.

BANDO DEL Mi.T.E. (Ministero della transizione ecologica)

E’ stato pubblicato solo sul sito del MiTE il 15.10.2021 il D.M. 396 del 28/09/2021 di modifica e i relativi avvisi di rettifica e precisazione degli avvisi, pubblicati lo scorso 15 ottobre, sulle misure M2C1.1.1 I 1.1 (Missione 2 – Economia Circolare – 1,5 miliardi) fondi PNRR – Linea d’intervento B “Investimento 1.1 – Realizzazione nuovi impianti di gestione rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti”, e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/RICICLAGGIO dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata.
La linea di finanziamento prevede:
Linea intervento A – € 600 milioni
Linea intervento B – € 450 milioni
Linea intervento C – € 450 milioni.

Relativamente a tale bando i comitati evidenziano le seguenti criticità:
• Il contrasto tra quanto richiesto nel bando nella linea di finanziamento M2C1.1.1 I 1.1 e quanto dichiara sempre nel D.M. 396 nell’Allegato 1 ” non sono in ogni caso ammissibili al finanziamento gli interventi che hanno ad oggetto investimenti in discariche, in impianti di Trattamento Meccanico Biologico/Trattamento Meccanico (TMB, TBM, TM, STIR; ecc.) o inceneritori o combustibili derivanti da rifiuti, nel rispetto del principio DNSH anzi richiamato o l’acquisto di veicoli per la raccolta dei rifiuti.”
• L’impianto di digestione anaerobica da 100.000 t è stato progettato per produrre gas metano Quindi il ricorso ad una tecnologia che punta di fatto al solo “recupero di energia” dai rifiuti organici, per produrre biogas composto al 60% di metano quindi da purificare per poter immettere in rete il biometano al 97%, eliminando il 40% di gas come anidride carbonica – anidride solforosa – ammoniaca, non solo è fuori dall’economia circolare e dai fondi europei ma anche dal PNRR.
• L’impianto di digestione anaerobica non rispetta i dettami dell’Economia Circolare in quanto la digestione anaerobica in base delle nuove norme sull’economia circolare, in particolare l’articolo 205 bis al comma 4 lettera a) del D. Lgs. 152/2006 modificato nel 2020 in base alle norme recepite, recita “la quantità di rifiuti urbani biodegradabili raccolti in modo differenziato in ingresso agli impianti di trattamento aerobico o anaerobico è computata come riciclata se il trattamento produce compost, digestato o altro prodotto in uscita con analoga resa di contenuto riciclato rispetto all’apporto, destinato a essere utilizzato come prodotto, materiale o sostanza riciclati. Qualora il prodotto in uscita sia utilizzato sul terreno, lo steso è computato come riciclato solo se il suo utilizzo comporta benefici per l’agricoltura o un miglioramento dell’ambiente.” Il digestato anche se compostato resta un prodotto di scarto, in quanto contiene valori elevati di sostanze tossiche, inoltre il D.Lgs 75/2010 non prevede digestati tra i fertilizzanti naturali, quindi si esclude che i rifiuti organici utilizzati per produrre combustibili possono essere calcolati come riciclaggio o economia circolare.
• L’incentivazione di questa tipologia di impianti per la produzione di metano contrasta con la strategia U.N.E.P. (Nazioni Unite e Coalizione per il clima e l’aria pulita 2021) che prevede la riduzione drastica del 45% di metano nell’atmosfera entro il 2030 per raggiungere il limite del surriscaldamento globale del pianeta a 1,5 °C in questo secolo.
Ricordiamo che dal 2020 in Italia si possono finanziare con fondi europei come il PNRR, oltre ai progetti di riduzione dei rifiuti, soltanto i processi di trattamento rifiuti basati sul riutilizzo, sulla raccolta differenziata e sul riciclaggio che insieme sono stati definiti nella fase di “recupero di materia”.Per questi motivi è stato fatto ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il Ministero della Transizione Ecologica e nei confronti di AMA S.p.A.

SITUAZIONE ATTUALE DI ROMA CAPITALE
Nella seduta del 10 febbraio 2022 la Giunta Capitolina di Roma Capitale a Deliberato (Deliberazione n. 33) “Approvazione interventi proposti da AMA SpA volti all’ammodernamento (anche con ampliamento di impianti esistenti) e realizzazione di nuovi impianti di trattamento/riciclo dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata” da finanziare nell’ambito del PNRR, Missione 2, Componente 1, Investimento 1.1 (M
C1.1.I.1.1), Linea di Intervento B, finanziata dall’Unione Europea – Next Generation EU”.
Individuando due siti per la costruzione di due impianti di digestione anaerobica ubicati in:
• località via di Casal Selce (Municipio XIII); importo € 58.638.080,00
• località Cesano (Municipio XV); importo € 58.638.080,00
• Impianto di selezione e valorizzazione carta e plastica in località Ponte Malnome (Municipio XI); importo € 21.632.125,00
• Impianto di selezione e valorizzazione carta e plastica in località Rocca Cencia (Municipio VI). importo € 20.534.125,00

CRITICITA’ DELLA DELIBERA N. 33 DEL 10.02.2022

La Delibera di Roma Capitale ha quale assunto il Bando del Mi.T.E. (D.M. 396 del 28/09/2021) di cui abbiamo già esplicitato le criticità, di seguito si elencano le criticità legate alla Deliberazione di Roma Capitale:
• La Delibera di Roma Capitale non rispetta, secondo i comitati, i principi prescritti nella Deliberazione del Consiglio Regionale del 5 agosto 2020 n. 4 (pubblicata sul BUR n. 118 – supplemento n.1 – del 22.08.2020) “PIANO REGIONALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO” in quanto non si è tenuto conto del principio di prossimità, cioè i rifiuti devono essere trattati vicino ai luoghi dove vengono prodotti e omogeneità, cioè devono essere collocati nella posizione il più possibile baricentrica rispetto al luogo dove viene prodotto.
• Non è chiara quale sia la vera motivazione della Giunta per puntare su una scelta così devastante come due megaimpianti industriali di digestione anaerobica di almeno 100.000 tonnellate annue su dei siti in cui si stanno ancora pagando le conseguente ambientali dovute alla discarica più grande d’Europa e di impianti affini;
• Non è stata presa in considerazione un’alternativa agli impianti di digestione anaerobica con una diversa tipologia di impianti es. compostaggio aerobico;
• Le motivazioni d’urgenza legate alla scadenza del bando del PNRR, non possono essere condivise in quanto tali impianti impattano fortemente con la salute pubblica e l’inquinamento ambientale delle aree adiacenti gli impianti come Casal Selce, Massimina, Casalotti, Valle Galeria con alta densità di popolazione;
• l’area di Casal Selce non è idonea per l’insediamento di un impianto da 100.000 t/a in quanto:

  • è a forte rischio idrogeologico,
  • non è dotata di un impianto fognante,
  • la strada di accesso ha una carreggiata di circa sette metri, non idonea a sopportare il carico derivante dal traffico dovuto ai camion che andranno all’impianto. Nell’area si formerà una fortissima concentrazioni di polvere sottili dovute all’intenso traffico di automezzi pesanti verso il sito oltreché dalla combustione del biogas. Per un impianto da 105.000 t/a (molto simile a quello che vorrebbero realizzare) si stimano che in 1 anno di produzione si immettono circa 15 tonnellate/anno di polveri sottili a cui vanno sommate quelle del cogeneratore che saranno circa 0,4 tonnellate/anno. A questi si sommano le emissioni di idrocarburi policiclici aromatici tipici delle emissioni dei mezzi di trasporto a gasolio,
  • l’area è inserita in un’area a forte valenza paesaggistica,
  • nell’area non è presente la rete del gas, per cui sarà necessario liquefare il gas e stoccarlo in appositi serbatoi con possibile rischio di esplosioni.

Appare evidente che tali scelte peseranno per i prossimi 15 anni sul destino delle aree adiacenti ai nuovi impianti che si vogliono realizzare e che non può essere condivisa la motivazione di urgenza data dalla scadenza dei bandi del PNRR, che del resto prevedono di poter scegliere tra altre tecnologie di gestione dei rifiuti prodotti dalla raccolta differenziata.

I Comitati chiedono all’amministrazione quindi:

• Perché non è stato preso in considerazione una tipologia d’impianto diverso dalla digestione anaerobica?
• Che fine fanno le “perdite di processo” cioè le quantità mancanti dal bilancio di massa in uscita rispetto all’entrata dei rifiuti?
• Che fine fanno gli scarti, che costituiscono, con il 45%, il prodotto principale di questo impianto?
• Che fine fa l’anidride carbonica prodotta? Se venduta si possono vedere i documenti d’acquisto?
• Quanta acqua viene consumata annualmente?
• Da dove viene presa l’acqua?
• Quanta energia elettrica viene utilizzata annualmente?
• Qual è il destino dell’Ammendante Compostato Misto prodotto? Ha buone caratteristiche agronomiche? Viene venduto? Oppure non ha valore e viene regalato?
• Oppure più realisticamente il digestato, anche dopo il processo di compostaggio, rappresenta un costo di gestione molto importante a causa del suo necessario smaltimento, in genere tramite spandimento e sotterramento nei suoli agricoli?
• E’ stato valutato il rischio esplosioni/incendio?
• E’ stato previsto un piano di protezione civile nel caso di esplosione dei serbatoi d’accumulo del gas?

Fonte: “Comitato cittadini Casal Selce”

Redazione