Martedì 20 gennaio 2026, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è tenuta la presentazione del volume Storia archeologica di Reggio Emilia, pubblicato da Aliberti editore e scritto da Paolo Storchi, archeologo noto per importanti ricerche condotte in Emilia-Romagna, nelle Marche e in Grecia.
Storchi è attualmente assegnista di ricerca presso la Sapienza Università di Roma, dopo una formazione tra le Università di Bologna, Sapienza e la Scuola Archeologica Italiana di Atene.
A presentare il libro insieme all’autore è stato l’Onorevole Gianluca Vinci (Fratelli d’Italia; Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla morte di David Rossi), che ha dimostrato fin da subito non solo un forte interesse per il volume, ma anche una solida competenza in ambito archeologico, ricordando i numerosi confronti avuti con Storchi su temi iconografici e di topografia regionale. Al dialogo ha preso parte anche Axel Hémery, Direttore dei Musei Senesi e storico dell’arte di fama internazionale, che ha sottolineato con entusiasmo l’originalità e il valore del lavoro.
È stato evidenziato come si tratti di uno di quei rari casi in cui uno studioso di comprovata formazione accademica riesce a scrivere un libro realmente accessibile a tutti. Il volume rappresenta infatti la pubblicazione più aggiornata sui dati archeologici relativi a Reggio Emilia nell’antichità ed è uno strumento utile tanto per gli addetti ai lavori e gli studenti universitari quanto per i cittadini e i semplici lettori curiosi, grazie a una narrazione rigorosa ma chiara, mai banale e coinvolgente.
Tutti gli interventi hanno concordato sul fatto che il libro superi ampiamente i confini di un interesse puramente locale, offrendo un modello efficace di divulgazione del passato di una città in cui, in apparenza, non sopravvivono più tracce monumentali evidenti.
Un esempio di metodo, capace di mostrare come si costruiscono le ipotesi scientifiche e dove è necessario fermarsi per evitare di ricorrere a misteri artificiosi o semplificazioni eccessive. Come ha osservato Hémery, un libro che riesce persino a creare poesia parlando di stratigrafie.
Un lavoro innovativo, pensato come strumento per i reggiani e non solo, per riscoprire e comprendere in profondità un orgoglioso microcosmo che – come scrive Storchi – può essere letto pienamente solo se inserito nel “contesto internazionale di un tempo”. Reggio Emilia emerge così come una tessera preziosa di un mosaico complesso, la cui storia, pur priva di monumenti antichi immediatamente visibili, ha lasciato tracce indelebili, quasi “tatuate”, nella sua pianta urbana. Un passato svelato attraverso il rigore del metodo e la forza della narrazione.












